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Nell'eterna e infinita profondità dell'etere, Kira fu la seconda ad avvertire l'incombere della silenziosa ma inesorabile minaccia. Eppure lei per prima prima riuscì a focalizzare la propria Coscienza sull'irreversibilità degli eventi che si sarebbero verificati a spese della rigogliosa natura in cui Ero aveva trascorso pigramente i secoli. Lo sgomento della dea fu tale che una vibrazione evanescente risuonò nelle distese dello spaziotempo, allorchè ella trasalì mentre la sua cangiante essenza tremolava come la fiamma di una candela sotto la sferza della brezza autunnale. I pensieri attraversarono la razionalità della dea rapidi e intensi come raggi di sole, nel frenetico tentativo di individuare immediatamente una soluzione che trascendesse i limiti della Creazione.

Il tempo a disposizione le sembrò subito troppo esiguo, nonostante la sua natura divina, eppure troppo esteso, adesso che anche le altre divinità, Kira lo percepiva ormai chiaramente, stavano divenendo consapevoli dell'imminente cataclisma. Un'inattesa calamità con cui Ero avrebbe presto dovuto fare i conti e che ciascuna divinità, nonostante i propri smisurati poteri, avrebbe dovuto considerare attentamente, onde evitare di generare conseguenze assai peggiori...

Il cataclisma, di per sè, sarebbe stato un problema facilmente arginabile per la dea: le avrebbe richiesto un semplice battito di ciglia e un infinitesimo istante di concentrazione al fine di evitare l'annientamento alle piante, agli animali e alle sinuose forme che la natura aveva plasmato sulla faccia di Ero. E anche agli umani e semiumani che l'abitavano, s'intende...

La vera incognita, piuttosto, era rappresentata dalle inclinazioni e intenzioni delle altre divinità, spesso e volentieri assai più volubili e capricciose degli stessi Umani. Il che era tutto dire! Una moto di stizza e frustrazione percorse l'essenza di Kira, provocandole una sensazione spiacevole, cui il suo status divino l'aveva da tempo preservata: l'incertezza.

Certo, alcuni non si curavano neppure di celare la propria soddisfazione: Kira non ebbe difficoltà a percepire l'aura di perverso e bramoso godimento che emanava da Ziregor, anzi le parve di percepire l'eco della sua cacofonica risata maligna attraverso la volta eterea ma la dea si trovò dinanzi a un muro impenetrabile quando tentò di sondare le intenzioni di Cendar e, un istante dopo, quelli di Adun. Kira, tuttavia, non si scompose: conosceva bene i limiti delle divinità all'interno di un pantheon. Ognuno è consapevole della presenza e dell'influenza degli altri dèi, percepisce chiaramente i gesti o le mancanze dei propri fedeli, assorbe la fede di chi crede nel proprio dogma e viene privato di influenza man mano che accresce il potere di domini opposti ma nessuna divinità ha il potere di intercettare i pensieri delle altre senza che esse lo consentano. Astus, il primo ad aver percepito il corpo celeste in rapido avvicinamento verso Ero, rappresentava l'unica e incontestabile eccezione ma, da parte sua, rappresentava un'entità talmente neutra da non rappresentare una minaccia per nessuno... o forse da rappresentarla per tutti, alla stessa maniera di colui che conosce i più intimi segreti di chi gli sta dinanzi e non ha obblighi di riservatezza, se non quelli intrinseci alla propria natura: poteva essere una garanzia assoluta o il sommo ricatto.

Kira decise allora di giocare d'astuzia, perchè la situazione richiedeva provvedimenti rapidi e soluzioni adeguate: chi, come lei, poteva essere interessato a preservare Ero e a risparmiarlo dalla devastazione che lo avrebbe altrimenti annientato? La dea si abbandonò alle aure che plasmavano l'etere, intersecandosi fra loro in un continuo e imperituro mutare di intese, alleanze, discrepanze, tolleranze, battaglie e discriminazioni. Le assorbì in sè una dopo l'altra, avvertendone la sintonia o il contrasto, e considerò ciascuna cercando di mantenere la massima obiettività.

Fra tutte, due entità destarono l'attenzione alla dea: Lothires, per il suo attaccamento alla Natura e per le similitudini di vedute che già in passato, durante la Prima Ribellione, l'avevano già accostata a Kira ed Elac, per la sua compassionevole e tenera predilezioni verso le creature viventi, dote di cui tener conto se si voleva risparmiare dall'estinzione un intero pianeta. Come inizio, due sicure alleate erano invero assai meglio di nessun alleato!

Rinfrancata dalla propria intuizione, Kira si persuase subito che non sarebbe poi stato difficile, per Elac, convincere il proprio sposo a sostenerla: Darak sarebbe stato un prezioso alleato, sia per la propria importanza sia per l'influenza che avrebbe avuto sul terzo rappresentante della Triade. Cendar avrebbe infatti partecipato di buon grado all'iniziativa, per non tradire le aspettative di Elac e Darak, e se Cendar avesse giudicato positivamente i propositi di Kira, allora il progetto della dea avrebbe assunto connotati oggettivi anche agli occhi di altre divinità buone. Kalidus e Trerar, ad esempio, così legati alle proprie razze predilette e alle loro secolari tradizioni, non le avrebbero lasciate estinguere di buon grado, anzi si sarebbero sicuramente schierati in prima linea pur di proteggerle. Forse persino Vinnor, sebbene così volubile e impulsivo, avrebbe concesso il suo supporto in nome del legame che, comunque, anch'egli condivideva con la Natura... Kira considerò rapidamente e subdolamente le reazioni di Vinnor qualora le acque fossero evaporate dagli oceani e il pianeta si fosse tramutato in un'arida e polverosa roccia... e si persuase di avere senz'altro un alleato in più.

Quanto alle rimanenti divinità, che a questo punto si schierassero pure a proprio piacimento! Kira, si protese nello spaziotempo ormai baldanzosa, apprestandosi a contattare Lothires: Astus non avrebbe certo ostacolato la dea, in nome della propria austera neutralità e della presunzione che, Kira ne era convinta, lo portava a ritenersi migliore di ogni altra divinità: per guadagnarsi l'alleanza di Tradeus sarebbe stato sufficiente, nel peggiore dei casi, concedergli un compenso, magari un paio di aree di influenza in più. Persino Adun avrebbe forse sostenuto l'iniziativa di Kira pur di salvare il genere umano cui era incomprensibilmente così legato, forse per farlo soffrire attraverso i secoli. In ogni caso, la dea era assai fiduciosa e rassicurata dalle proprie valutazioni.

I fatti, tuttavia, non si rivelarono in accordo con le forse eccessivamente ottimistiche previsioni della dea: alcune leggende tramandate su Ero attraverso i millenni dipingevano gli dèi come esseri onniscenti, onnipotenti e infallibili ma si trattava, appunto, di leggende.

Lothires, lasciando Kira sbigottita e quasi incredula, non accennò neppure ad approvare l'iniziativa della dea, sottolineando invece come anche l'impatto di un corpo celeste contro un pianeta rigoglioso di vita rientrasse nella sfera degli eventi naturali e invitando Kira, con cortesia ma con fermezza, a considerare con maggiore distacco e obiettività i più intimi aspetti della Natura.

Elac, invece, confidò subito a Kira, ancora sbalordita e irritata dalla reazione di Lothires, di aver avuto lei stessa l'intenzione di mutare il corso degli eventi, pur di risparmiare le sofferenze e la morte alle genti di Ero. Le lacrime avevano subito solcato la candida e vellutata pelle della dea e il suo amorevole istinto materno aveva assunto un ruolo determinante nelle decisioni di Elac: Ero andava preservata ad ogni costo. Fu quindi lieta di trovarsi in accordo con Kira e valutò positivamente l'analogia dell'amore filiale che univa se stessa alle creature viventi così come univa Kira al rinnovamento della natura. Elac giudicò scaltro, oltre che un dovere coniugale, ricorrere all'aiuto di Darak e conoscendo l'autenticità dell'amore che "Il Signore dei Draghi" provava per lei lo avvicinò già persuasa di ricevere approvazione e sostegno.

Ciò nonostante, il potente dio apparve incerto e indeciso sulla risposta, cosa che ferì Elac nel profondo dell'animo: da un lato, Darak comprendeva e condivideva le preoccupazioni della consorte. Egli stesso temeva per la sorte che sarebbe toccata agli umani e, forse ancor più, ai draghi di Ero ma dall'altro considerava scorretto e poco "onorevole" interferire direttamente col normale corso degli eventi: in fondo quel che stava per accadere a Ero non dipendeva dalle intenzioni degli dèi; si trattava, piuttosto, di una disgrazia, per quanto di ampie proporzioni. In ogni caso gli intenti di Kira, e della stessa Elac, avrebbero dovuto essere ponderati con maggiore attenzione e minore coinvolgilemento, perchè così come le due dee potevano essere legate a Ero altre divinità potevano desiderarne l'annientamento: Darak invitò quindi Elac a riflettere sulle possibili conseguenze dei propri piani ma lei si rivelò irremovibile e i suoi limpidi occhi versarono moltre altre lacrime, finchè Darak, combattuto fra l'autenticità del proprio amore coniugale e l'inflessibilità dei propri doveri, decise di rivolgersi a Cendar per avere consiglio.

Cendar, austero e inflessibile, giudicò eccessivamente sentimentale il proposito di Kira ed Elac, esortando Darak a disinteressarsi della cosa al fine di non intaccare il proprio valore di divinità consacrata all'adempimento del dovere. Darak ribattà che anche il matrimonio conferisce doveri cui adepiere ma Cendar, quasi irritato dalla contestazione di Darak, ribattè che prima di essere marito, egli era campione dell'Onore e dell'integrità formale del Bene. Toccato nell'orgoglio e nella propria dignità, Darak decise quindi di non appoggiare le due dee e con rammarico comunicò la notizia a Elac, la quale si allontanò dal "Signore dei Draghi" , sacrificando il proprio amore in virtù dei doveri che le spettavano come divinità, esattamente come Darak aveva appena fatto. Elac pianse a lungo e a nulla valsero le consolazioni di Kira e le prospettive di un'Ero risparmiata dal cataclisma.

Anche Trerar, per giunta, non concesse il proprio appoggio, per motivazioni molto simili a quelle proposte da Cendar: fu una delle rarissime occasioni in cui Elac si sentì pervadere di una vena d'odio sincero e viscerale, rivolto al "Giudice". Non solo le appariva evidente che Cendar non avesse una sposa ma Elac era altresì convinta che mai ne avrebbe avuta una: semplicemente, la serenità che coglieva il dio mentre faceva fronte rigidamente e inflessibilmente ai propri doveri superava di gran lunga le gioie che avrebbe potuto ottebere da un amore sincero e ricambiato. In altre parole, Cendar non era fatto per un rapporto coniugale ed Elac sperò fugacemente che rimanesse solo per l'eternità. Quanto a Trerar, il suo colossale orgoglio e la sua smisurata fiducia nella stirpe dei nani fu sufficiente a convincerlo che, qualsiasi minaccia avesse dovuto fronteggiare, il popolo nanico ne sarebbe uscito vittorioso. Kira gli fece notare che i nani, per quanto affini a lui, erano pur sempre mortali e limitati e che, senza il suo diretto intervento, sarebbero rimasti uccisi tutti quanti ma Trerar la prese sul personale e, ridendo spavaldo, garantì che il popolo nanico sarebbe sopravvissuto, forse a differenza di altri... il tono allusivo non piacque a Kira... e si impegnò a non intervenire in alcun modo dando la propria parola. Kira si stava allontanando a grandi passi, quando Trerar si lasciò scappare un rutto al termine di un lungo sorso di birra.

Kalidus, timido ed entusiasta come sempre, fu invece ben felice di appoggiare il piano e, anzi, ne propose alcune varianti cui le riservate dee non avevano neppure pensato. Per quale motivo agire così di soppiatto? C'era forse da vergognarsi o da temere alcunchè? Il proposito di Kira era virtuoso e degno di attenzione! Kalidus non fu sorpreso nell'apprendere che divinità legali quali Darak, Cendar e Trerar non avevano saputo cogliere lo spirito spontaneo e benevolo del progetto e scrollò le spalle sorridendo in modo innocente mentre illustrava a Elac e Kira come agire. In fondo si trattava di dialogare con le divinità che, eventualmente, si fossero mostrate contrarie a salvare Ero; quelle che, semplicemente, non avevano deciso di supportare l'iniziativa, si sarebbero fatte da parte... ignavi... e loro avrebbero potuto agire indisturbati. Kira ed Elac accolseto con gioia le considerazioni di Kalidus e constatarono come, in effetti, non ci fossero al momento divinità contrarie alla sopravvivenza di Ero.

In verità Kira non dovette neppure faticare troppo al fine di convincere Vinnor ad aderire alla causa di Ero, se non pazientare finchè il dio non ebbe terminato di cavalcare le enormi onde prodotte da una mareggiata sulle coste del Nord. Pur non muovendo repliche o appunti al progetto di Kira, Vinnor non le sembrò comunque particolarmente coinvolto nell'iniziativa ma la dea scrollò amabilmente le spalle, sorridendo fra sè: se non altro, Vinnor non le era contro!

Tradeus, secondo le previsioni, si informò adeguatamente sul proprio compenso prima di prendere una posizione. Elac, presente al dialogo fra il dio e Kira, gli fece notare che la sopravvivenza di Ero poteva già essere considerata un lauto compenso, tenuto conto della moltitudine di fedeli che ciascuna divinità vantava fra le popolazioni. Tradeus attese svogliatamente che la "Signora Benevola" terminasse il proprio sermone, quindi ribadì la sua richiesta rivolgendosi direttamente a Kira, come se Elac neppure avesse parlato. Elac sospirò rassegnata, scuotendo il capo. Kira, risoluta e sicura di sè, ribattè senza esitazione e offrì a Tradeus il proprio incondizionato sostegno per ottenere una maggior influenza sulla sorte dei mortali, sugli esiti delle scelte azzardate e sul modo in cui i concetti di Sfortuna e Fortuna potessero essere intesi su Ero. Tradeus parve soddisfatto dell'offerta e diede il suo assenso.

Le carte erano date, dunque: Kira, Elac, Kalidus, Vinnor e Tradeus si prepararono a unire i propri poteri divini al fine di mutare il naturale corso degli eventi e salvare Ero da un disastro di immani proporzioni, preservandolo così da una fine quasi certa.

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